Copertina: Il funerale del pavone. Perché il tuo sito raccoglie complimenti e lascia scappare i clienti. E come costruirne uno che si fa scegliere. Carlo D’Angiò. Comincia a leggere
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Ci ha lasciati il sito di un consulente.

Era bellissimo. Lo ammiravano tutti.

Non l’ha mai scelto nessuno.

Ne danno il triste annuncio il grafico che lo ha disegnato e il titolare che lo ha pagato.

Non fiori, ma clienti.

Il pattoI primi due capitoli sono aperti. Per gli altri ti chiederò nome, email e di cosa ti occupi. Ti dirò anche perché.

Una confessione dell’autore

Anch’io celebro funerali. Spesso il mio.

Faccio il consulente e i siti fatti bene mi piacciono davvero, ed è proprio per questo che ci casco. Mi innamoro di una pagina, la lucido, ci aggiungo piume, e mi accorgo tardi che stavo parlando a me stesso.

Ho un vantaggio, e sarebbe disonesto non dirtelo: sono un tecnico. Quando capisco di aver sbagliato, apro la pagina e la smonto. A volte la sera stessa, a volte tre volte nello stesso mese.

Chi non è tecnico non ha questo lusso. Paga il sito una volta e poi se lo tiene: due anni, cinque, dieci. Resta lì a fare la ruota davanti a persone che passano e non si fermano. Intanto costa tempo, soldi e soprattutto clienti che non sono mai arrivati. Nessuno se ne accorge, perché un sito che non funziona non fa rumore. Fa silenzio.

Quindi no, questo non è un libro che ti dice «si fa così»: le regole del web cambiano più in fretta di quanto invecchi un libro. Però ho vent’anni di trincea alle spalle. Studio questa materia in modo maniacale e ho costruito centinaia di siti per consulenti e professionisti. Questo mi dà un privilegio: sono veloce e pratico, nella strategia, nella progettazione e nella realizzazione.

Questo libro non è per te se…
  • il tuo sito ti porta già più clienti di quanti riesci a seguire. Chiudi pure: il tuo pavone ha imparato a volare.
  • cerchi istruzioni su WordPress, plugin o temi. Qui non si tocca il codice: si decide cosa scriverci.
  • pensi che il problema sia il colore dei pulsanti. Il colore conta, ma dopo. Prima il pulsante deve avere un motivo per essere premuto.
Capitolo 1

Bellissimo. E nessuno l’ha scelto.

Perché un sito che piace a tutti non porta nessuno. E l’autopsia del tuo, in due minuti.

Nel 1860 Charles Darwin scrisse a un amico che la vista di una penna di pavone gli faceva venire la nausea. Non era un problema estetico, era un problema di teoria. Quella coda enorme, pesante, scintillante non serviva a niente: non aiutava a scappare, non aiutava a mangiare, anzi segnalava ai predatori dov’era il pranzo. Come poteva sopravvivere una cosa del genere, in un mondo dove sopravvive solo ciò che serve?

La risposta la trovò Darwin stesso, qualche anno dopo. La coda serve eccome: serve a farsi scegliere. La femmina guarda le code e sceglie la più bella. In natura il pavone vince perché chi decide è una pavonessa.

Sul web chi decide non è una pavonessa.

È una persona con un problema. Un mal di schiena che non passa, una contabilità che non torna, un figlio che non parla più, un’azienda che fattura e non guadagna. Arriva sul tuo sito con quel problema in testa e una sola cosa da capire: se sei la persona giusta per lui. La coda non la guarda nemmeno. O meglio: la guarda, pensa «che bello», e va via.

Il sito che piace a tutti

Il sito-pavone lo riconosci subito, perché probabilmente ce l’hai anche tu. Si apre con una grande foto: una scrivania in ordine, una città vista dall’alto, una stretta di mano, oppure tu, a braccia conserte, che sorridi con l’aria di chi ha appena risolto qualcosa. Sopra c’è scritto «Benvenuti». Sotto, «professionalità, passione, esperienza». Poi una pagina «Chi siamo» con la laurea e l’anno di iscrizione all’albo, una pagina «Servizi» con un elenco, una pagina «Dicono di noi» con cinque stelle e tre aggettivi. In fondo, «Contattaci».

Non è brutto. È questo il guaio.

Un sito brutto prima o poi lo rifai, perché ti vergogni. Un sito bello te lo tieni. Raccoglie complimenti: dal grafico, dai colleghi, da tua cognata, da quel cliente che ti ha detto «bel sito» mentre ti pagava una fattura per tutt’altro. E i complimenti hanno un difetto preciso: arrivano tutti da persone che non hanno bisogno di te.

Chi ha bisogno di te non fa complimenti. Sceglie, oppure se ne va. E se ne va in silenzio, senza lasciare recensioni. Tu quel silenzio lo scambi per tranquillità.

Ammirare e scegliere

La differenza tra un sito che si fa ammirare e uno che si fa scegliere non è grafica. Possono essere bellissimi tutti e due. La differenza è a chi parlano.

  • Il sito che si fa ammirare parla di te. Quello che si fa scegliere parla del problema di chi legge.
  • Il sito che si fa ammirare piace a tutti. Quello che si fa scegliere ne manda via qualcuno, e lo fa apposta.
  • Il sito che si fa ammirare non chiede niente: si guarda e basta. Quello che si fa scegliere fa fare qualcosa: una domanda, un test, un passo.

Il primo è una vetrina. Il secondo è una conversazione che continua anche quando tu dormi.

Come si celebra il funerale

Non si butta via il sito. Non si ricomincia da zero, non si cambia tema, non si chiama un’agenzia per «rifare la grafica». Il pavone non muore perché è brutto: muore perché è carico di piume che non servono. Il funerale si celebra togliendole, una alla volta.

Le piume sono sei, e ognuna ha il suo capitolo: la coda aperta della home, il curriculum in vetrina, il sito che va bene per tutti, i complimenti al posto delle prove, il sito muto, la porta con scritto «Contattaci». Non le hai tutte, e non tutte pesano uguale. Per sapere quali hai, e da quale cominciare, serve un’autopsia.

Apri il tuo sito in un’altra scheda. Rispondi guardandolo, non ricordandolo: il sito che hai in testa è quello che volevi fare, non quello che c’è.

Strumento · Esame necroscopico

L’Autopsia del pavone

Referto n. 0001
Soggetto: il tuo sito
Durata: due minuti

Dodici domande. Rispondi Sì, No o Non lo so, come stanno davvero le cose. «Non lo so» conta sempre come una piuma: se non lo sai tu, il visitatore lo sa ancora meno.

0 risposte su 12
  1. La prima frase della tua home parla di te (chi sei, da quanto lavori, quanto sei bravo) prima che del problema di chi legge?
  2. Se uno sconosciuto guardasse la tua home per cinque secondi, avrebbe difficoltà a dire per chi lavori e cosa ottiene chi ti sceglie?
  3. La tua pagina «Chi siamo» comincia con studi, titoli, iscrizioni o anno di fondazione?
  4. Nella pagina «Chi siamo» c’è una scena concreta del cliente che aiuti, con il problema che ha?
  5. Se togliessi il tuo nome e mettessi quello di un concorrente, il tuo sito funzionerebbe lo stesso?
  6. Sul tuo sito c’è scritto, da qualche parte, per chi non lavori?
  7. Le tue testimonianze dicono soprattutto come sei (bravo, gentile, professionale) invece di cosa è cambiato per il cliente?
  8. Sul tuo sito ci sono casi concreti, con un prima, un dopo e almeno un dettaglio che si possa verificare?
  9. Sul tuo sito il visitatore può fare qualcosa (un test, un calcolo, una prova) per capire se il suo caso è il tuo?
  10. Negli ultimi dodici mesi hai cambiato il sito in base a quello che fanno davvero i visitatori?
  11. Per scriverti c’è solo un modulo «Contattaci», oppure solo un indirizzo email?
  12. Ti arrivano richieste da persone che non avresti mai voluto come clienti, o che chiedono soltanto il prezzo?

Il referto compare quando hai risposto a tutte le domande.

Le risposte restano sul tuo dispositivo. Al libro arriva solo l’esito, senza il tuo nome.

Prima di andare avantiSe il tuo sito potesse parlare, di chi parlerebbe? Tieni la risposta in testa. Nel prossimo capitolo la mettiamo alla prova, e bastano cinque secondi.

Funerale: 0 piume su 6

Capitolo 2 · Prima piuma: la coda aperta

Cinque secondi per farti scegliere

Il tempo che la tua home ha per rispondere a una sola domanda. Quasi tutte lo sprecano a parlare di sé.

La home è il momento in cui il pavone apre la coda. Tutto il sito trattiene il fiato lì: la foto migliore, la frase più solenne, il logo più grande. È la pagina su cui hai discusso di più con il grafico, e quella su cui il visitatore resta di meno.

Il visitatore non arriva in visita. Non è un turista che entra in un museo per vedere cosa c’è. Arriva da una ricerca, da un post, da un amico che gli ha detto «senti questo». Ha già una domanda in testa, sempre la stessa: è la persona giusta per me? E alla tua home concede pochi secondi per rispondere. Non per cattiveria: ha altre nove schede aperte.

In quei pochi secondi la home deve rispondere a tre domande, e solo a quelle:

  1. Per chi è? Il visitatore deve riconoscersi. Non in una categoria («aziende», «privati», «professionisti»), ma in una situazione.
  2. Cosa ottengo? Un risultato che si possa immaginare, non un servizio da catalogo.
  3. Cosa faccio adesso? Un passo, uno solo, chiaro.

La coda aperta risponde a un’altra domanda, che nessuno ha fatto: chi sei tu, e quanto sei bravo.

La foto della città

So bene com’è fatta la foto in cima a molte home di consulenti, perché ce n’era una sulla copertina del mio libro precedente: un uomo seduto in poltrona, giacca e sciarpa, dietro una vetrata piena di grattacieli. L’uomo ero io. Te l’avevo detto che i funerali li celebro spesso, anche i miei.

Quella foto dice: sono serio, sono arrivato, ho un ufficio in alto. Il cliente con il suo problema la guarda e pensa una cosa sola: costa caro. Non pensa «ha capito il mio problema», perché nella foto il suo problema non c’è. C’è il panorama.

Una foto in home ha lo stesso compito della frase: far riconoscere il cliente. Il tuo volto mentre lavori va bene. Il risultato che il cliente desidera va benissimo. La città vista dall’alto va bene solo se vendi appartamenti all’ultimo piano.

La frase che morde

Il sito-pavone apre quasi sempre così: «Benvenuti nel sito dello Studio Rossi, da trent’anni al vostro servizio con professionalità e passione». Sono quindici parole e nessuna riguarda chi legge. «Benvenuti» è la parola che si scrive quando non si sa cosa scrivere. «Professionalità» è il minimo sindacale: nessuno ha mai scritto «da trent’anni al vostro servizio con approssimazione».

La frase che morde è un’altra cosa. Dice chi aiuti, cosa cambia per lui e, se serve, cosa non dovrà più sopportare. Si scrive partendo dal cliente e arrivando a te, mai il contrario.

PrimaConsulenza aziendale con professionalità e passione da oltre vent’anni.

DopoAiuto i titolari di piccole aziende a capire dove perdono soldi, prima che se ne accorga la banca.

PrimaStudio di psicologia: ascolto, empatia, competenza.

DopoPer chi la notte non dorme perché continua a rimuginare: un percorso per tornare a decidere senza girare in tondo.

Attento alle parole da brochure. Non sono sbagliate: sono di tutti. Professionalità, passione, eccellenza, qualità, a 360 gradi, soluzioni su misura, personalizzato, innovativo, esperienza pluriennale, al vostro servizio. Le scrive anche il tuo concorrente, nello stesso ordine. Una parola che usano tutti non distingue nessuno.

Strumento · Prova sul campo

Il test dei cinque secondi

Serve: un telefono
e una persona
Durata: un minuto

Prendi il telefono, apri la tua home e mostra a una persona che non conosce il tuo lavoro solo quello che si vede senza scorrere. Cinque secondi, contati. Poi metti via il telefono e falle queste tre domande. Non hai nessuno a portata di mano? Fallo tu con il sito di un concorrente, poi rifallo con il tuo.

  1. Per chi è questo sito?
  2. Cosa ottiene chi si rivolge a lui?
  3. Se ti interessasse, cosa faresti adesso?

Il risultato compare quando hai segnato tutte e tre le risposte.

La tua home si fa capire

Tre risposte giuste. Adesso vediamo se si fa anche scegliere.

Si capisce a metà

Il visitatore non completerà la metà mancante: andrà a cercarla altrove.

La tua home ha detto solo che sei bravo

In cinque secondi nessuna risposta. Lo dicono tutti, che sono bravi.

Strumento · Riscrittura

La frase che morde

Va in cima alla home
Durata: dieci minuti
Una situazione, non una categoria. Esempio: titolari di negozio che lavorano dodici ore al giorno e non sanno quanto guadagnano.
Un risultato che si vede. Esempio: sapere ogni mese quanto gli resta in tasca.
Esempio: scoprirlo a giugno.
Riscrivila finché suona come la diresti a un cliente, al bar.

Scrivi la frase e premi «Controlla la frase».

Questa frase morde

Mettila in cima alla home, al posto di quella che c’è. Rileggila ad alta voce: se ti imbarazza un po’, è la volta buona.

Ci siamo quasi

Prima di andare avantiHai una frase che morde. Chi la legge e ci crede fa quello che fanno quasi tutti prima di scriverti: apre la pagina «Chi siamo». Cosa ci trova?

Funerale: 1 piuma su 6

Fine della parte aperta

Hai strappato la prima piuma. Ne restano 5.

Il resto del libro è gratis. Ti chiedo tre cose: nome, email e di cosa ti occupi.

L’ultima non è curiosità. È lo stesso problema di cui parla questo libro: anch’io devo sapere a chi sto parlando. Se mi dici di cosa ti occupi, da qui in avanti gli esempi parlano di gente che fa il tuo lavoro, e non di «professionisti» in generale.

Registriamo in forma anonima quali capitoli vengono letti, per migliorare il libro. Quello che scrivi negli strumenti resta sul tuo dispositivo. Puoi cancellarti dalle email quando vuoi, con un clic.

Cancello aperto

Il capitolo 3 è aperto.

Ti ho mandato un’email con il link per riprendere da qualunque dispositivo. Non serve aspettarla: continua da qui.

Vai al capitolo 3
Capitolo 3 · Il curriculum in vetrina

Nessuno ti sceglie per il voto di laurea

Il tuo «Chi siamo» risponde a una commissione d’esame. Il cliente vuole sapere un’altra cosa.

Prima di cominciare

Su cosa lavori con i tuoi clienti?

Da qui in avanti, quando il libro dice «il tuo cliente», sa di chi sta parlando. Se non trovi la tua voce, scegli «Altro»: gli esempi resteranno quelli della tua area.

Dopo la home, la pagina che apre chi sta per decidere è quasi sempre «Chi siamo». Non la apre per curiosità biografica. La apre per una domanda precisa, che a voce non ti farà mai: posso fidarmi di te, per il mio problema?

Il sito-pavone risponde con il curriculum. «Laureato con lode nel 1998. Master in. Iscritto all’albo dal. Socio di. Relatore a. Autore di.» È tutto vero ed è tutto inutile, perché risponde a un’altra domanda: sei abbastanza qualificato? Quella è la domanda di una commissione d’esame. Il tuo cliente non è una commissione. Dà per scontato che tu sia qualificato, come dà per scontato che il chirurgo sappia dov’è il fegato. Quello che non dà per scontato è che tu abbia capito il suo caso.

Il curriculum è la piuma più difficile da togliere, perché è quella che ti è costata di più. Vent’anni di studio e di lavoro non si mettono in fondo alla pagina a cuor leggero. Ma non si tratta di toglierli. Si tratta di spostarli: da biglietto da visita a ricevuta.

Le quattro mosse

Un «Chi siamo» che si fa scegliere racconta perché fai quello che fai, in quattro mosse, in quest’ordine:

  1. La scena. Il cliente che hai visto cento volte, nel momento in cui ha il problema. Non una categoria: una scena, con un dettaglio che lui riconosce.
  2. Quello che hai capito. L’idea che ti sei fatto lavorando con quella gente, e che i tuoi colleghi non dicono. Se non è un po’ scomoda, probabilmente non è un’idea: è un aggettivo.
  3. Cosa fai di conseguenza. Come lavori, e cosa non fai. Il «non» è la parte che convince.
  4. Le prove che puoi farlo. Titoli, anni, numeri. Qui, in fondo, fanno da garanzia. In cima facevano da muro.

Un dettaglio che sembra una sciocchezza: il protagonista della prima mossa è lui. Se nelle prime righe c’è più «io» che «tu», il curriculum è rientrato dalla finestra.

Esempio

PrimaMarco Ferri, consulente aziendale. Laureato in Economia, master in Business Administration, oltre quindici anni di esperienza al fianco di piccole e medie imprese, con professionalità e attenzione al cliente.

DopoC’è un titolare che conosco bene, anche se ogni volta ha un nome diverso. Lavora più dei suoi dipendenti, fattura più dell’anno scorso, e a fine anno gli resta meno. Per anni gli ho dato consigli giusti nel momento sbagliato, a bilancio chiuso. Adesso lavoro in un altro modo: un’ora al mese sui numeri, insieme, e decidiamo prima che succeda. Non seguo chi cerca un consulente da mostrare alla banca. Lo faccio da quindici anni; il master, se ti interessa, è del 2009.

Esempio · Studio professionale

PrimaMario Bianchi, commercialista. Laureato in Economia nel 1999, iscritto all’Ordine dal 2002. Lo studio segue privati e aziende in ambito fiscale, contabile e societario, con professionalità e attenzione al cliente.

DopoOgni gennaio vedo arrivare in studio lo stesso imprenditore. Ha lavorato tutto l’anno, ha fatturato bene, e non sa dove sono finiti i soldi. Il bilancio glielo preparo io, ma per anni gliel’ho consegnato a giugno, quando era tardi per cambiare qualcosa. Così ho smesso di fare solo bilanci: con i clienti che seguo guardiamo i numeri ogni mese, in un’ora, e decidiamo prima. Non seguo chi vuole solo la dichiarazione al prezzo più basso: per quello ci sono servizi più adatti del mio. Lo faccio da più di vent’anni, e la laurea, se ti interessa, è del 1999.

Esempio · Soldi, lavoro e impresa

PrimaGiulia Neri, consulente finanziaria indipendente. Iscritta all’albo dei consulenti finanziari, certificazioni internazionali, oltre dieci anni nel settore del risparmio.

DopoLa prima telefonata comincia quasi sempre allo stesso modo: «Guadagniamo bene, eppure a fine mese non resta niente». Chi mi chiama non ha bisogno di un prodotto finanziario: ha bisogno di sapere dove vanno i soldi, prima di decidere dove metterli. Per questo i primi due incontri non parlano di investimenti, ma di spese. Non vendo prodotti e non prendo commissioni da chi li vende: mi paghi tu, e solo tu. Faccio questo lavoro da dodici anni e sono iscritta all’albo dei consulenti finanziari.

Esempio · Salute e benessere

PrimaDott. Luca Bassi, fisioterapista. Laurea in Fisioterapia, specializzazione in terapia manuale, corsi di aggiornamento in Italia e all’estero. Lo studio è dotato di strumentazione all’avanguardia.

DopoChi entra nel mio studio di solito ha già provato tutto: il riposo, le pastiglie, il materasso nuovo. Il mal di schiena è ancora lì, e adesso c’è anche la paura di muoversi. Ho capito che il problema, spesso, non è la schiena: è che nessuno gli ha spiegato cosa può fare da solo, tra una seduta e l’altra. Per questo ogni trattamento finisce con tre esercizi da fare a casa, e se non li fai te lo dico. Non faccio massaggi rilassanti. Lavoro come fisioterapista da quattordici anni.

Esempio · Relazioni e famiglia

PrimaSara Conti, counselor relazionale. Diploma triennale in counseling, formazione in comunicazione non violenta, centinaia di ore di colloqui individuali e di coppia.

DopoLe coppie che vengono da me non litigano più. È questo che le preoccupa: hanno smesso di parlarsi per non litigare, e adesso vivono come due coinquilini gentili. Ho capito che il silenzio, in una coppia, costa più delle urla. Nei nostri incontri non cerchiamo chi ha ragione: rimettiamo in piedi il modo di dirsi le cose. Non lavoro con una sola metà della coppia che vuole «sistemare» l’altra. Faccio questo lavoro da nove anni.

Esempio · Spiritualità

PrimaElena, astrologa. Studio l’astrologia da oltre vent’anni, diplomata presso una scuola di astrologia, consulenze di tema natale, transiti e sinastrie.

DopoChi mi scrive di solito non vuole sapere il futuro. Vuole capire perché si ritrova sempre nello stesso punto: lo stesso tipo di lavoro che lo spegne, lo stesso tipo di persona che lo delude. Il tema natale, per me, serve a questo: a dare un nome a uno schema, così si smette di subirlo. Non faccio previsioni sulle date e non ti dico se lui tornerà. Studio astrologia da vent’anni, e le consulenze le faccio da dodici.

Esempio · Abilità e crescita personale

PrimaPaolo Riva, formatore in public speaking. Oltre duecento corsi tenuti in aziende, certificazione internazionale, autore di due manuali sulla comunicazione efficace.

DopoIl mio cliente tipico parla benissimo. Al bar, in riunione con tre colleghi, al telefono. Poi gli mettono davanti venti persone e un microfono, e la voce gli si stringe in gola. Ho capito che non gli manca la tecnica: gli manca la prova. Per questo nei miei corsi si parla dal primo giorno, davanti a una telecamera, e ci si riguarda. Non insegno a recitare un discorso a memoria. Faccio questo lavoro da undici anni e ho scritto due manuali, se ti servono come garanzia.

Esempio · Passioni e hobby

PrimaAndrea Sala, fotografo professionista. Vent’anni di esperienza, pubblicazioni su riviste di settore, workshop in tutta Italia. Passione per la luce e per il racconto.

DopoLe persone che si iscrivono ai miei corsi hanno una macchina fotografica che costa più del loro primo motorino, e la usano in automatico. Le foto vengono, ma non sono loro. Ho capito che non serve spiegare i menù: serve uscire, scattare, e guardare insieme perché quella foto non dice niente. Per questo le mie lezioni si fanno per strada, non in aula. Non vendo attrezzatura e non ti dirò mai di cambiare obiettivo. Fotografo da vent’anni.

Esempio · Sport e movimento

PrimaMarco Vitale, personal trainer. Laurea in Scienze Motorie, certificazioni internazionali, specializzato in ricomposizione corporea e allenamento funzionale.

DopoChi mi contatta ha già un abbonamento in palestra. Anzi, ne ha avuti tre. Ogni volta parte a gennaio, ogni volta molla a marzo. Ho capito che il problema non è la fatica: è allenarsi senza sapere se sta funzionando. Per questo con me si misura tutto, ogni due settimane, e se un programma non funziona lo cambiamo invece di insistere. Non preparo gare e non seguo chi cerca il fisico da copertina in un mese. Faccio questo lavoro da dieci anni, e la laurea in Scienze Motorie è del 2014.

Strumento · Riscrittura

Il Chi siamo in quattro mosse

Va nella pagina «Chi siamo»
Durata: una sera
Il tuo cliente, nel momento in cui ha il problema. Con un dettaglio che riconoscerebbe.
Cosa pensi tu, che i tuoi colleghi non dicono.
Come lavori. E almeno una cosa che non fai.
Titoli, anni, numeri. Qui, in fondo.

Scrivi le quattro mosse e premi «Controlla il Chi siamo».

Il tuo Chi siamo è pronto

Copialo nella pagina e lascia i titoli in fondo, dove fanno il loro lavoro.

Ci siamo quasi

Prima di andare avantiNella terza mossa hai scritto cosa non fai. Ti ha fatto un po’ paura? È normale: hai appena mandato via qualcuno. Nel prossimo capitolo lo facciamo apposta.

Funerale: 2 piume su 6

Capitolo 4 · Per tutti, quindi per nessuno

Il cliente da mandare via

Una riga sola, scritta bene: chi resta si sente scelto, chi va via ti ringrazia.

Il pavone apre la coda davanti a qualunque pavonessa passi. Non seleziona: si mostra. In natura funziona, perché a scegliere è chi guarda.

Il professionista fa lo stesso per un’altra ragione: la paura. Paura di perdere un cliente, qualunque cliente. Così il sito si riempie di frasi che non escludono nessuno: «Seguiamo privati e aziende, piccole e grandi realtà, in tutta Italia, in ogni settore». Sembra un’offerta generosa. È una rinuncia: hai rinunciato a dire per chi sei.

Un sito che va bene per tutti è un abito taglia unica. Lo possono indossare tutti, e non sta bene a nessuno. Il cliente giusto ci passa davanti e non si riconosce, perché non c’è niente di suo. Vede una categoria, e le categorie non si scelgono: si confrontano. Sul prezzo, di solito.

Il test del concorrente

Fai una prova che dura due minuti. Copia il testo della tua home. Togli il tuo nome e metti quello del concorrente più vicino, quello che lavora nella tua città o nella tua stessa nicchia. Rileggi.

Se il testo regge, non hai scritto di te. Hai scritto della tua categoria. E chi legge una categoria fa la cosa più ragionevole del mondo: cerca chi costa meno nella stessa categoria.

La squalifica

Il rimedio sembra controintuitivo, ed è per questo che quasi nessuno lo usa: dire chiaramente per chi non lavori.

Non è arroganza. L’arroganza giudica le persone; la squalifica descrive situazioni. «Non lavoro con i perditempo» è arroganza, ed è anche inutile, perché nessun perditempo si riconosce perditempo. «Non seguo chi deve ancora aprire la partita IVA: in quella fase ti serve un servizio più semplice e meno caro del mio» è una squalifica. È precisa, è onesta, e chi la legge capisce in un istante se lo riguarda.

Le squalifiche utili sono di tre tipi:

  • Per fase. Il cliente non è ancora pronto, oppure è già oltre. «Non lavoro con chi sta ancora valutando se mettersi in proprio: lavoro con chi ha già clienti e vuole averne di migliori.»
  • Per atteggiamento. Descritto con un comportamento, mai con un aggettivo. «Non lavoro con chi vuole che firmi senza guardare.»
  • Per tipo di problema. Quello che non fai, anche se è vicino a quello che fai. «Non seguo contenziosi: se hai già una causa in corso ti serve un altro avvocato, e ti dico quale.»

La squalifica fa tre lavori insieme. Chi resta si sente scelto, perché ha appena visto qualcun altro essere mandato via. Chi va via ti risparmia una telefonata inutile, e se gli hai detto dove andare ti ringrazia. Soprattutto, dimostra una cosa che nessun aggettivo può dimostrare: che hai un metodo. Solo chi ha un metodo ne conosce i confini.

Dove va scritta? Una riga in home, sotto la frase che morde. Una nella pagina «Chi siamo», nella terza mossa. E una vicino alla porta del capitolo 7, dove serve di più.

Esempio

PrimaOffriamo percorsi di consulenza personalizzati per aziende di ogni dimensione e settore.

DopoLavoro con aziende tra i cinque e i trenta dipendenti in cui il titolare decide ancora tutto da solo. Non lavoro con chi cerca un corso da far seguire ai dipendenti mentre lui resta fuori dall’aula: il problema, di solito, è proprio quella porta chiusa.

Esempio · Studio professionale

PrimaLo studio offre assistenza legale a privati e aziende in tutti i settori del diritto.

DopoMi occupo di diritto di famiglia: separazioni, affidamenti, accordi tra genitori. Non seguo cause di lavoro né recupero crediti: per quelle ti serve un collega, e se vuoi ti dico chi. E non lavoro con chi cerca un avvocato per «fargliela pagare»: il mio obiettivo è chiudere bene, non vincere a ogni costo.

Esempio · Soldi, lavoro e impresa

PrimaConsulenza finanziaria per privati, famiglie e aziende, su misura per ogni esigenza.

DopoLavoro con famiglie che guadagnano bene e non riescono a mettere da parte niente. Non seguo chi cerca il titolo che raddoppia in sei mesi: non esiste, e chi te lo promette ti sta vendendo qualcosa. E non lavoro con chi vuole un consulente ma non vuole mostrarmi gli estratti conto.

Esempio · Salute e benessere

PrimaTrattamenti per tutti i tipi di dolore: sportivi, anziani, bambini e lavoratori.

DopoLavoro con chi ha mal di schiena da più di tre mesi e ha già provato a stare fermo. Se il dolore è comparso ieri, dopo una caduta, prima ti serve il medico: non perdere tempo con me. E non lavoro con chi vuole solo il massaggio e non ha intenzione di fare gli esercizi a casa.

Esempio · Relazioni e famiglia

PrimaPercorsi di crescita personale per individui, coppie e famiglie.

DopoLavoro con coppie che stanno insieme da più di cinque anni e hanno smesso di parlarsi. Non lavoro con chi viene da solo per capire come cambiare l’altro. E se in casa c’è violenza, questo non è il posto giusto: ti serve un centro specializzato, e ti aiuto a trovarlo.

Esempio · Spiritualità

PrimaConsulenze astrologiche per chiunque voglia conoscersi meglio.

DopoLavoro con chi si ritrova sempre nello stesso schema e vuole capire perché. Non faccio previsioni su date, esami o ritorni di fiamma: se cerchi quello, ci sono servizi più adatti del mio. E non sostituisco il medico né lo psicologo: se stai male davvero, prima vai da loro.

Esempio · Abilità e crescita personale

PrimaCorsi di comunicazione per tutti i livelli, dal principiante al manager.

DopoLavoro con professionisti che parlano bene a tu per tu e si bloccano davanti a un pubblico. Non preparo attori né speaker radiofonici. E non lavoro con chi vuole il trucco per non avere più paura: la paura resta, impariamo a parlarle sopra.

Esempio · Passioni e hobby

PrimaCorsi di fotografia per tutti: principianti, appassionati e professionisti.

DopoLavoro con chi ha una buona macchina e la usa in automatico. Se stai per comprarne una, aspetta: prima vieni a un’uscita con il telefono. E non preparo chi vuole diventare fotografo di matrimoni in un fine settimana.

Esempio · Sport e movimento

PrimaAllenamenti personalizzati per ogni età e ogni obiettivo.

DopoLavoro con chi ha più di quarant’anni e ha mollato la palestra almeno una volta. Non preparo gare e non seguo chi vuole perdere dieci chili in un mese: ti farei male, e lo sappiamo tutti e due. E non lavoro con chi salta le misurazioni: senza numeri, ci alleniamo a caso.

Strumento · Selezione all’ingresso

Il buttafuori

Tre righe, tre pagine
Durata: venti minuti
Chi non è ancora pronto, o è già oltre.
Un comportamento, non un aggettivo.
Quello che non fai, anche se è vicino a quello che fai.
  1. Il test del concorrente: il testo della tua home regge anche con il nome di un altro?

Scrivi almeno una squalifica e premi «Controlla le squalifiche».

Il buttafuori è pronto

Una riga in home, una nel Chi siamo, una vicino alla porta.

Il buttafuori è ancora timido

Prima di andare avantiOra chi legge sa che il tuo sito parla a lui. Gli resta una domanda, l’ultima prima di scriverti: funziona davvero? E lì, di solito, il sito-pavone risponde con dei complimenti.

Funerale: 3 piume su 6

Capitolo 5 · I complimenti

Cinque stelle, zero clienti

Le tue recensioni dicono che sei gentile. Chi sta per sceglierti vuole sapere se a uno come lui è servito.

Nella pagina «Dicono di noi» del sito-pavone c’è sempre la stessa gente. «Professionale e disponibile.» «Bravissimo, lo consiglio a tutti!» «Competente e gentile, cinque stelle.» Somiglia al registro delle firme all’ingresso dei funerali: tutti affettuosissimi, nessuno che dica qualcosa di preciso sul caro estinto.

Sono complimenti. Ti fanno piacere, ed è giusto. Ma chi sta per sceglierti non cerca qualcuno di gentile. Gentile è il minimo, come un ristorante che si vanta di avere i piatti puliti. Cerca la risposta a una domanda: a uno come me, è servito?

Un complimento dice come sei. Una prova dice cosa è cambiato.

Anatomia di una prova

Una prova ha tre parti, e se ne manca una zoppica:

  1. Il prima. La situazione concreta in cui si trovava il cliente. Più è precisa, più chi legge si riconosce.
  2. Il dopo. Cosa è cambiato. Meglio con un tempo o un numero: «in tre mesi», «da dodici ore a otto», «ho smesso di svegliarmi alle quattro».
  3. Un dettaglio verificabile. Chi è, almeno per mestiere e città, e da quanto ti conosce. L’anonimo «Marco R.» non convince nessuno, perché potrebbe averlo scritto chiunque. Anche tu.

Le testimonianze non sono le uniche prove. Un caso raccontato da te, con il permesso del cliente. Il prima e il dopo di un lavoro. Un errore che hai evitato a qualcuno, e quanto gli sarebbe costato. Un numero tuo, purché dica qualcosa: «ho seguito trecento pratiche» non dice niente, «nessuna mi è tornata indietro» dice molto.

Esempio

Complimento«Professionale e sempre disponibile. Lo consiglio!» — Laura

Prova«Pagavo in ritardo tre fornitori da mesi e non capivo perché, visto che fatturavo bene. Ero convinta di aver bisogno di un prestito. In due incontri abbiamo trovato dove si fermavano i soldi, e a marzo ho pagato tutti senza chiedere niente alla banca.» — Laura T., titolare di un negozio di arredamento a Rimini, cliente dal 2023

Esempio · Studio professionale

Complimento«Studio serio e preparato, sempre disponibile.» — Andrea

Prova«Ogni anno scoprivo a giugno quanto dovevo pagare, e ogni anno era una mazzata. Avevo paura che cambiare commercialista fosse un salto nel buio. Da quando guardiamo i numeri ogni mese, a febbraio so già cosa mi aspetta a giugno, e quest’anno ho messo da parte i soldi in tempo.» — Andrea M., titolare di un’officina a Forlì, cliente dal 2022

Esempio · Soldi, lavoro e impresa

Complimento«Consulente competente e affidabile.» — Paola

Prova«Guadagniamo bene in due e non riuscivamo a risparmiare niente. Avevo paura di sentirmi giudicata per le spese. In tre incontri abbiamo trovato quattrocento euro al mese che se ne andavano senza che ce ne accorgessimo, e da settembre li mettiamo da parte.» — Paola e Marco R., insegnante e impiegato a Bergamo, clienti dal 2024

Esempio · Salute e benessere

Complimento«Bravissimo e gentile, mani d’oro!» — Franco

Prova«Avevo mal di schiena da due anni e dormivo sul divano, perché nel letto non trovavo posizione. Pensavo che a cinquantotto anni fosse normale. Dopo sei sedute e gli esercizi a casa sono tornato a dormire nel mio letto, e ad agosto ho guidato fino in Puglia senza fermarmi ogni ora.» — Franco B., autista a Treviso, paziente dal 2024

Esempio · Relazioni e famiglia

Complimento«Una professionista empatica, ci ha aiutato tanto.» — Chiara

Prova«Io e Luca non litigavamo più, ma solo perché non ci parlavamo. Lui all’inizio non voleva venire: pensava che sarebbe stato un processo contro di lui. Dopo due mesi abbiamo ricominciato a cenare insieme senza telefono, e una sera abbiamo parlato fino all’una.» — Chiara e Luca, sposati da undici anni, Torino

Esempio · Spiritualità

Complimento«Bravissima, ci ha preso su tutto!» — Marta

Prova«Cambiavo lavoro ogni due anni, e ogni volta per lo stesso motivo: mi sentivo in gabbia. Temevo una consulenza piena di frasi vaghe. Dal tema natale è uscito uno schema preciso, che ho riconosciuto subito. Il lavoro nuovo l’ho scelto con quello schema in mente, e dopo tre anni ci sono ancora.» — Marta G., grafica a Padova

Esempio · Abilità e crescita personale

Complimento«Corso fantastico, docente preparatissimo!» — Davide

Prova«Alla presentazione dei risultati trimestrali leggevo le slide con la voce che tremava. Temevo il solito corso di teoria. Il primo giorno mi hanno fatto parlare davanti a una telecamera, e mi sono visto. Al trimestre successivo ho presentato senza leggere, e il mio direttore mi ha chiesto di farlo anche davanti al consiglio.» — Davide L., responsabile commerciale a Verona

Esempio · Passioni e hobby

Complimento«Corso bellissimo, insegnante simpatico e competente.» — Silvia

Prova«Avevo una reflex da tre anni e la usavo come un telefono. Pensavo di dover studiare i manuali. Dopo quattro uscite ho tolto l’automatico, e le foto delle vacanze in Portogallo sono le prime che ho stampato.» — Silvia T., infermiera a Bologna

Esempio · Sport e movimento

Complimento«Il miglior personal trainer, super motivante!» — Roberto

Prova«A quarantasei anni avevo mollato la palestra tre volte, sempre a marzo. Pensavo che il problema fosse la mia costanza. Con le misurazioni ogni due settimane vedevo i progressi anche quando lo specchio non li mostrava. È ottobre e mi alleno ancora, e in sei mesi ho perso otto centimetri di girovita.» — Roberto F., commercialista a Modena

Come si chiede una prova

Il guaio delle testimonianze-complimento non è il cliente. È la domanda. Se chiedi «mi lasci una recensione?», ottieni un complimento, perché il cliente vuole essere gentile e non sa cosa scrivere. Se gli fai tre domande precise, ottieni una storia:

  1. Com’era la situazione prima di chiamarmi?
  2. Cosa ti faceva esitare, prima di decidere?
  3. Cosa è cambiato, in concreto?

La seconda è la più preziosa: la sua esitazione di allora è l’obiezione di chi legge adesso. Scritta da un cliente, vale dieci volte la tua risposta.

Una nota per chi appartiene a un ordine professionale. Se il tuo ordine ti mette dei limiti sulla pubblicità, li conosci meglio di me. Io ti dico cosa funziona. Come farlo stare dentro le tue regole lo decidi tu: sei un professionista, è il tuo mestiere.

Strumento · Analisi delle prove

Il setaccio

Fino a cinque testimonianze
Durata: dieci minuti

Incolla le testimonianze che hai già sul sito, e sotto ciascuna la firma così com’è. Restano sul tuo dispositivo.

Aggiungi altre due testimonianze

Incolla almeno una testimonianza e premi «Passa al setaccio».

    Le tre domande per trasformare un complimento in una prova sono qui sopra: Com’era prima? Cosa ti faceva esitare? Cosa è cambiato?

    Prima di andare avantiChi legge adesso sa chi sei, sa che il sito parla a lui, sa che con altri come lui ha funzionato. Ha letto tutto. E adesso? A questo punto il sito-pavone tace.

    Funerale: 4 piume su 6

    Capitolo 6 · Il sito muto

    Perché chi ti legge non ti scrive

    Legge, annuisce, chiude la scheda e va dal prossimo. E tu non lo saprai mai.

    Il sito-pavone è un museo: si guarda e non si tocca. Il visitatore entra, legge, annuisce. Poi esce con la stessa domanda con cui era entrato: il mio caso è il suo?

    Quella domanda non te la fa. Scriverti costa: bisogna esporsi, raccontare i fatti propri a uno sconosciuto, magari sentirsi dire un prezzo e dover rispondere qualcosa. Allora fa la cosa più comoda. Chiude la scheda e va a visitare un altro museo.

    Il sito muto lascia al visitatore il lavoro più difficile di tutti: tradurre la tua competenza nel suo caso. È un lavoro che sai fare solo tu. Lui, di solito, rinuncia prima.

    Fargli fare qualcosa

    Il rimedio è far fare al visitatore qualcosa che lo aiuti a capire se il suo caso è il tuo. Non un modulo: una cosa che gli dà una risposta subito, prima ancora di scriverti. Le forme sono poche:

    • Un test. Domande chiuse, una risposta su di lui. L’Autopsia del capitolo 1 era un test: in due minuti sapevi quali piume avevi.
    • Un calcolo. Quanto gli costa il problema, in soldi, ore o mesi. Chi vede il numero smette di chiedersi se ne vale la pena.
    • Una diagnosi. Dove si rompe il suo percorso, passo per passo. Il punto rotto è anche il punto in cui entri tu.
    • Una lettura che lavora. Un testo che, mentre lo leggi, ti fa scrivere, scegliere, valutare. Come questo.

    Il PDF gratuito in cambio dell’email non è in questo elenco. È un sito muto in formato A4: si scarica, si salva in una cartella, e lì resta, in buona compagnia.

    Il vantaggio che non si vede

    Uno strumento fa due lavori. Al visitatore dà una risposta. A te dice cosa succede: quanti lo usano, cosa scelgono, dove si fermano. Senza spiare nessuno: non serve sapere chi è, basta sapere cosa fanno in tanti.

    Questo libro, per esempio, sa quanti lettori arrivano a questo capitolo e quanti si fermano al secondo. Non sa chi sei tu, e quello che scrivi negli strumenti non esce dal tuo dispositivo. Ma se un capitolo perde metà dei lettori, io lo so, e lo riscrivo. Un sito muto non te lo dirà mai: resta lì, bellissimo, e tace anche con te.

    «Bello, ma io non sono un tecnico»

    È l’obiezione giusta, e merita una risposta onesta.

    Ne hai appena visto un esempio. Dal capitolo 3 questo libro parla del tuo lavoro: gli esempi sono cambiati, gli strumenti sanno chi è il tuo cliente. Non c’è un programmatore dietro ogni lettore. C’è un libro costruito per farlo. Si chiama eBook interattivo, e la parte difficile non è la tecnica: sono le regole. Le domande che fai a ogni cliente nuovo, i test che fai a voce, gli errori che correggi da anni. Quelle le hai già. Va costruito lo strumento che le esegue al posto tuo, anche alle tre di notte, anche con chi non ti ha ancora scritto.

    Strumento · Progetto

    Il primo strumento

    Non lo costruisci adesso:
    lo progetti
    Durata: un quarto d’ora
    Con le sue parole, non con le tue. Esempio: «Il mio mal di schiena passa da solo o devo preoccuparmi?»
    Che forma prende la risposta
    Una cosa che sa di sé e prima non sapeva. Esempio: se il suo è un caso da esercizi a casa o da visita.
    Quale risposta, data da tanti, ti direbbe qualcosa che oggi non sai. Esempio: quanti hanno dolore da più di sei mesi.

    Rispondi alle quattro domande e premi «Controlla il progetto».

    Il tuo primo strumento è progettato

    Lo ritrovi nel referto, alla fine del libro.

    Ci siamo quasi

    Prima di andare avantiIl visitatore ha fatto il test, ha avuto la sua risposta, ha capito che il suo caso è il tuo. Vuole scriverti. Cerca il pulsante. Trova scritto «Contattaci».

    Funerale: 5 piume su 6

    Capitolo 7 · «Contattaci»

    La porta che fa entrare tutti

    «Contattaci» fa entrare chi chiede solo il prezzo. C’è una porta che fa entrare chi ha il tuo problema.

    «Contattaci» è il verbo più umile del web, e il più pigro. Vuol dire: scrivi qualcosa, poi vediamo. Sotto c’è quasi sempre lo stesso modulo: nome, email, messaggio. Tre campi, nessuna domanda.

    Il risultato lo conosci. «Buongiorno, quanto costa?» Tu rispondi, chiedi dettagli, aspetti, solleciti, telefoni. Dopo quattro email scopri che non era un cliente: stava confrontando prezzi, oppure aveva un problema che non è il tuo. Tutto il lavoro dei capitoli precedenti, la frase, le squalifiche, le prove, si è sciolto all’ultimo passo. La porta per tutti fa entrare tutti.

    Una porta sola, ed è una candidatura

    La porta del sito che si fa scegliere è una sola, e ha la forma di una candidatura. Non un interrogatorio: poche domande, da tre a cinque, che fanno due lavori. Aiutano il cliente a mettere a fuoco il suo caso, così che quando vi parlate si parte dal punto giusto. E dicono a te, prima ancora di rispondere, se il suo caso è il tuo.

    La parola «candidatura» spaventa chi teme di sembrare arrogante. Ma è semplicemente vera: il tuo tempo è finito, i clienti che puoi seguire bene sono pochi. Dirlo non è una posa. È un’informazione, e il cliente giusto la apprezza, perché vuole essere seguito bene, non smistato.

    Le domande che funzionano quasi sempre:

    1. Qual è la situazione oggi, in due righe?
    2. Da quanto tempo va avanti?
    3. Cosa hai già provato, e com’è andata?
    4. Cosa deve succedere perché tra sei mesi tu dica «ne valeva la pena»?
    5. Entro quando ti serve una soluzione?

    Sulla domanda del budget la regola è semplice. Falla solo se il prezzo è davvero il primo motivo per cui una collaborazione salta. E se la fai, dai una forbice da scegliere, non uno spazio vuoto: nessuno ama scrivere un numero a uno sconosciuto.

    Poi c’è la riga che quasi tutti dimenticano: cosa succede dopo l’invio. Chi legge la richiesta, entro quanto risponde, se il primo colloquio si paga. Il visitatore che non sa cosa succede dopo, nel dubbio, non invia.

    E dai alla porta un nome che dica cosa fa il cliente, non cosa fai tu: «Raccontami il tuo caso», «Candida il tuo progetto», «Chiedi un’analisi». «Contattaci» lo lasciamo nella bara.

    Esempio

    PrimaContattaci · Nome · Email · Messaggio · [Invia]

    DopoRaccontami il tuo caso

    1. Qual è la situazione oggi, in due righe?
    2. Da quanto va avanti?
    3. Cosa hai già provato?
    4. Entro quando ti serve una soluzione?

    Leggo io ogni richiesta e rispondo entro due giorni lavorativi. Se il tuo caso non è il mio, ti dico a chi rivolgerti. Il primo colloquio è gratuito.

    Esempio · Studio professionale

    PrimaContattaci · Nome · Email · Messaggio · [Invia]

    DopoRaccontami la tua situazione

    1. Cosa ti ha fatto decidere di scrivere proprio adesso?
    2. C’è una scadenza, una lettera o una data da rispettare?
    3. Hai già un professionista che ti segue, o ne avevi uno?
    4. Entro quando ti serve una risposta?

    Leggo io ogni richiesta, non una segreteria. Ti rispondo entro due giorni lavorativi e ti dico se posso seguirti. Il primo incontro dura mezz’ora e non si paga.

    Esempio · Soldi, lavoro e impresa

    PrimaContattaci · Nome · Email · Messaggio · [Invia]

    DopoChiedi un’analisi dei tuoi numeri

    1. Cosa vorresti che fosse diverso, tra un anno?
    2. Sai quanto spendi ogni mese, anche a grandi linee?
    3. Hai già parlato con un consulente o con la banca?
    4. Entro quando vuoi cominciare?

    Ti rispondo entro due giorni lavorativi. Nel primo incontro guardiamo i numeri insieme: non ti propongo prodotti, perché non ne vendo.

    Esempio · Salute e benessere

    PrimaContattaci · Nome · Email · Messaggio · [Invia]

    DopoDescrivi il tuo dolore

    1. Dove fa male, e quando fa più male?
    2. Da quanto tempo?
    3. Cosa hai già provato: esami, farmaci, altri trattamenti?
    4. Cosa ti impedisce di fare, oggi?

    Leggo io ogni richiesta e ti richiamo entro due giorni lavorativi. Se dalla descrizione serve prima il medico, te lo dico subito, senza farti venire in studio.

    Esempio · Relazioni e famiglia

    PrimaContattaci · Nome · Email · Messaggio · [Invia]

    DopoRaccontaci cosa sta succedendo

    1. Da quanto tempo state insieme?
    2. Cosa è cambiato, e quando ve ne siete accorti?
    3. Il tuo partner sa che stai scrivendo?
    4. Cosa vorreste ritrovare?

    Ti rispondo entro due giorni lavorativi. Il primo incontro è con tutti e due, e serve a capire se posso esservi utile.

    Esempio · Spiritualità

    PrimaContattaci · Nome · Email · Messaggio · [Invia]

    DopoPrenota la lettura del tuo tema

    1. Qual è la domanda che ti porti dietro da più tempo?
    2. Data, ora e luogo di nascita, se li conosci
    3. Hai già fatto una consulenza astrologica? Com’è andata?
    4. Preferisci un incontro dal vivo o online?

    Ti rispondo entro due giorni lavorativi con una data. Non faccio previsioni su date precise: se cerchi quello, ti dico chi può aiutarti.

    Esempio · Abilità e crescita personale

    PrimaContattaci · Nome · Email · Messaggio · [Invia]

    DopoCandidati al prossimo corso

    1. In che occasioni devi parlare in pubblico?
    2. Cosa succede, di preciso, quando ti blocchi?
    3. Hai già fatto corsi di comunicazione? Cosa non ha funzionato?
    4. Hai una presentazione importante in arrivo? Quando?

    I posti per corso sono pochi. Leggo io ogni candidatura e ti rispondo entro due giorni lavorativi, anche se è un no.

    Esempio · Passioni e hobby

    PrimaContattaci · Nome · Email · Messaggio · [Invia]

    DopoPrenota un’uscita di prova

    1. Che macchina fotografica usi, o vuoi comprare?
    2. Cosa ti piace fotografare?
    3. Cosa non ti convince nelle tue foto?
    4. Quando potresti venire a un’uscita?

    Ti rispondo entro due giorni lavorativi con le date delle prossime uscite. La prima puoi farla anche solo con il telefono.

    Esempio · Sport e movimento

    PrimaContattaci · Nome · Email · Messaggio · [Invia]

    DopoRaccontami da dove parti

    1. Quanti anni hai, e quanto ti alleni oggi?
    2. Quante volte hai già ricominciato, e quando hai mollato?
    3. Hai dolori o limiti fisici da sapere?
    4. Cosa vuoi riuscire a fare tra sei mesi?

    Ti rispondo entro due giorni lavorativi. Il primo incontro è una valutazione: misure, movimento, obiettivi. Si paga solo se decidiamo di lavorare insieme.

    Strumento · Progetto

    La porta

    Una sola, su tutte le pagine
    Durata: un pomeriggio
    Le domandeScegli dall’elenco, poi aggiungi al massimo due domande tue.
    Chi legge, entro quanto, se il primo colloquio si paga.
    Quello che compare sul pulsante e in cima alla pagina.

    Scegli le domande, scrivi cosa succede dopo e dai un nome alla porta.

    La porta è pronta

    Una sola, su tutte le pagine, sempre nello stesso posto. La ritrovi nel referto.

    La porta cigola

    Prima di andare avantiLe piume sono cadute. Adesso si vede cosa c’era sotto.

    Funerale: 6 piume su 6

    Capitolo 8 · Dopo il funerale

    Da dove cominciare domani mattina

    L’ordine dei lavori, dal ritocco di un’ora a quello che rende di più nel tempo. E il tuo referto.

    Il pavone non era stupido. La sua coda in natura funziona, perché chi sceglie guarda la coda. Il tuo cliente no: sceglie chi ha capito il suo problema prima che lui finisse di spiegarlo. Non ti serve un sito brutto. Ti serve un sito in cui, quando lo guarda, si riconosce lui.

    Adesso hai i pezzi: una frase che morde, un «Chi siamo» che racconta perché, le squalifiche, il modo di chiedere prove, il progetto di uno strumento, una porta sola. Resta da metterli in pagina. E qui c’è l’ultima trappola: volerlo fare tutto insieme. Il sito-pavone è nato così, in un colpo solo, con un grande progetto. Il funerale si celebra a pezzi.

    In che ordine

    Non nell’ordine del libro. Nell’ordine che fa lavorare il sito il prima possibile, dal lavoro più veloce al più lungo:

    1. La frase in home. Un’ora. È la piuma che pesa su ogni singolo visitatore.
    2. La porta. Un pomeriggio. Da quel giorno cambiano le richieste.
    3. Le squalifiche. Tre righe in tre pagine.
    4. Il «Chi siamo». Una sera, se hai fatto lo strumento del capitolo 3.
    5. Le prove. Qualche settimana: devi fare le tre domande ai clienti e aspettare le risposte.
    6. Il primo strumento. Il lavoro più lungo, e quello che rende di più nel tempo.

    Se l’Autopsia ti ha indicato un’altra piuma come la più pesante, comincia da quella. L’ordine qui sopra vale quando pesano uguale.

    Il collaudo

    Quando le modifiche sono online, rifai l’Autopsia. Davvero: sul sito vero, non su quello che hai in testa. Il referto metterà l’indice di prima accanto a quello di adesso.

    Strumento · Visita di controllo

    Il collaudo

    Le stesse dodici domande
    Da fare a lavori finiti

    Le stesse dodici domande del capitolo 1. Sotto ognuna, la risposta che avevi dato allora.

    0 risposte su 12
    1. La prima frase della tua home parla di te (chi sei, da quanto lavori, quanto sei bravo) prima che del problema di chi legge?
    2. Se uno sconosciuto guardasse la tua home per cinque secondi, avrebbe difficoltà a dire per chi lavori e cosa ottiene chi ti sceglie?
    3. La tua pagina «Chi siamo» comincia con studi, titoli, iscrizioni o anno di fondazione?
    4. Nella pagina «Chi siamo» c’è una scena concreta del cliente che aiuti, con il problema che ha?
    5. Se togliessi il tuo nome e mettessi quello di un concorrente, il tuo sito funzionerebbe lo stesso?
    6. Sul tuo sito c’è scritto, da qualche parte, per chi non lavori?
    7. Le tue testimonianze dicono soprattutto come sei (bravo, gentile, professionale) invece di cosa è cambiato per il cliente?
    8. Sul tuo sito ci sono casi concreti, con un prima, un dopo e almeno un dettaglio che si possa verificare?
    9. Sul tuo sito il visitatore può fare qualcosa (un test, un calcolo, una prova) per capire se il suo caso è il tuo?
    10. Negli ultimi dodici mesi hai cambiato il sito in base a quello che fanno davvero i visitatori?
    11. Per scriverti c’è solo un modulo «Contattaci», oppure solo un indirizzo email?
    12. Ti arrivano richieste da persone che non avresti mai voluto come clienti, o che chiedono soltanto il prezzo?

    Il risultato compare quando hai risposto a tutte le domande.

    Il referto

    Tutto quello che hai scritto in questo libro, in un documento solo. Si aggiorna da solo mentre usi gli strumenti, e resta sul tuo dispositivo finché non decidi di copiarlo, stamparlo o allegarlo alla candidatura qui sotto.

    Documento · Da conservare

    Il referto

    Il funerale del pavone
    Carlo D’Angiò

    Vuoi che il funerale lo celebri io?

    All’inizio ti ho confessato una cosa: le mie pagine le smonto la sera stessa, quando capisco di aver sbagliato. È un lusso da tecnico.

    Se tu quel lusso non ce l’hai, il funerale posso celebrarlo io. Costruisco siti secondo le regole di questo libro: una frase che morde, un «Chi siamo» che racconta, le squalifiche, le prove, uno strumento che lavora, una porta sola. E li costruisco partendo dal tuo referto, così non cominciamo da zero: metà del lavoro l’hai già fatta, e l’hai fatta tu, che il tuo cliente lo conosci meglio di me.

    Come lavoro

    Il pezzo più prezioso del tuo sito non lo scrivo io. Ce l’hai già in testa: sono le parole dei tuoi clienti, le domande che ti fanno da anni, i casi che racconti a voce e che non hai mai messo per iscritto. Il mio lavoro è tirarli fuori e dargli una forma. Si fa così:

    1. Il referto. Parto da quello che hai scritto in questo libro, così non ricominciamo da zero.
    2. L’intervista di estrazione. Una lunga conversazione in cui faccio io le domande e tu racconti: chi sono i tuoi clienti, cosa ti chiedono, chi mandi via, cosa è cambiato per chi ha lavorato con te. È tutta registrata, così tu parli e non prendi appunti.
    3. Il brief. La registrazione viene trascritta con l’intelligenza artificiale, e dalla trascrizione scrivo il brief del sito: la frase che morde, la scena del «Chi siamo», le squalifiche, le prove, la domanda per il tuo primo strumento. Con le tue parole, non con le mie. Lo leggi e lo correggi prima che si costruisca qualunque cosa.
    4. La costruzione. Il sito, secondo le regole di questo libro. A pezzi, partendo dalla piuma più pesante.
    5. Il collaudo. Quando è online rifacciamo l’Autopsia, sul sito vero. Il funerale è celebrato quando l’indice lo dice, non quando lo dico io.

    La porta, ovviamente, è una candidatura.

    Candidatura

    Candida il tuo sito al funerale

    Leggo io ogni richiesta. Ti rispondo entro due giorni lavorativi con una proposta oppure con un no motivato; e se è no, ti dico a chi rivolgerti.

    Non fiori, ma clienti.

    Carlo D’Angiò
    L’autore

    Carlo D’Angiò. Autore, consulente e formatore. Ha cominciato nella consulenza a poco più di vent’anni, dove ha imparato che un’idea vale poco se non regge alla realtà. Poi la formazione, dove ha capito che sapere una cosa non vuol dire saperla spiegare. Online dal 2007: da lì sono nati libri, corsi, consulenze e sistemi di vendita, e un modello di business che Millionaire ha raccontato.

    Non parte da quello che dovresti vendere, ma da quello che sai già fare. E siccome un’idea che resta un’idea non serve a nessuno, ha imparato anche a costruirla: pagine, siti, email, automazioni. Ha seguito centinaia di persone tra formazione, consulenza e tutoraggio, e la sua libreria conta ottanta libri.

    Oggi ha scelto di lavorare con meno persone e più a fondo. Anche per questo la porta è una candidatura.

    Questo libro nasce da un altro suo libro, «Siti web per consulenti»: aveva valore e non attirava nessuno. Un pavone anche lui.